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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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“Il bite come strumento di equilibrio: la visione clinica del Dottor Maltese”

Nel dibattito contemporaneo sulla salute orale, l’odontoiatria sta progressivamente ampliando i propri confini, abbracciando una visione che integra funzione, postura ed equilibrio generale della persona. In questa intervista approfondiamo il tema del bite non come semplice dispositivo, ma come strumento clinico inserito in un percorso di riequilibrio più ampio.


Ne parliamo con il Dott. Fabio Maltese, specialista in Odontostomatologia nonchè esperto in Chirurgia Orale, Protesi ricopre attualmente l'incarico di Direttore di struttura presso il centro odontoiatrico Maltese nel cuore di Roma.


Il Dott. Maltese, che da anni è medico accreditato Eccellenza Medica, realtà che valorizza i professionisti sanitari di altissimo livello, vanta un approccio che unisce rigore scientifico, attenzione funzionale e ascolto profondo del paziente.


A dialogare con lui è Roberta Sestito, manager e punto di riferimento per i medici di Eccellenza Medica, che da anni affianca e supporta i professionisti nel loro percorso di crescita e posizionamento.


Un confronto autentico che mette al centro la cultura dell’equilibrio, l’innovazione clinica e l’importanza di costruire percorsi di cura personalizzati, fondati su competenza, tecnologia e relazione.


intervista dott. Fabio Maltese


1. Dottor Maltese, chi ha avuto modo di conoscerla professionalmente sa quanto il suo modo di intendere l’odontoiatria vada oltre la semplice esecuzione tecnica. Per i nostri lettori, come descriverebbe il suo approccio clinico, in cui competenze scientifiche, ascolto e attenzione alla persona sembrano dialogare costantemente?


"Il mio approccio clinico nasce dalla convinzione che l’odontoiatria non possa essere ridotta a una sequenza di gesti tecnici. La competenza scientifica è imprescindibile, ma diventa davvero efficace solo quando dialoga con l’ascolto e con una visione globale della persona. Ogni paziente porta con sé una storia, un vissuto e un equilibrio unico. Il mio lavoro consiste nel comprenderli e integrarli nel percorso di cura, costruendo una relazione basata su fiducia e consapevolezza".


2. Negli ultimi anni l’odontoiatria viene sempre più considerata parte integrante del benessere generale. Dal suo punto di vista, in che modo la salute orale può dialogare con l’equilibrio muscolare e posturale dell’organismo?


"La salute orale è strettamente connessa al benessere generale. L’apparato stomatognatico dialoga costantemente con il sistema muscolare e posturale. Alterazioni dell’occlusione, tensioni muscolari o disfunzioni temporo-mandibolari possono riflettersi sulla postura, sulla cervicale e, in alcuni casi, sul benessere complessivo della persona".


3. All’interno di questa visione più ampia, esistono strumenti che, in determinate situazioni cliniche, possono affiancare il percorso terapeutico. Tra questi rientra anche il bite. In quali casi, nella pratica quotidiana, può emergere l’indicazione a ricorrere a un dispositivo di questo tipo?


"L’indicazione al bite emerge quando l’analisi clinica e funzionale evidenzia uno squilibrio che può beneficiare di un supporto mirato. Bruxismo, disordini temporo-mandibolari, dolori muscolari e cefalee correlate sono alcune delle condizioni più frequenti in cui questo dispositivo può essere utile".


4. Nel linguaggio comune il bite viene spesso semplificato o confuso con un comune paradenti. Dal punto di vista clinico, che cos’è realmente un bite e quale funzione può svolgere quando viene inserito in modo appropriato all’interno di un piano di cura?


"Il bite non è un semplice paradenti. È un dispositivo medico progettato su misura, pensato per modificare in modo controllato i rapporti occlusali e neuromuscolari. Inserito correttamente in un piano di cura, può favorire il rilassamento muscolare, proteggere le strutture dentali e contribuire al riequilibrio funzionale".


5. Uno degli aspetti che lei sottolinea maggiormente è l’importanza della valutazione individuale del paziente. Quanto conta, secondo lei, l’analisi personalizzata — clinica e funzionale — nel decidere se e come integrare strumenti come il bite in un percorso terapeutico?


"La valutazione personalizzata è centrale. Senza un’analisi clinica e funzionale approfondita, il rischio è quello di utilizzare il bite in modo improprio. Ogni paziente ha esigenze diverse e solo comprendendo a fondo la sua situazione è possibile decidere se e come integrare questo strumento nel percorso terapeutico".


6. Il suo studio è concepito come un ambiente clinico all’avanguardia, dove l’innovazione tecnologica supporta la diagnosi e la pianificazione dei trattamenti. In che modo strumenti come la scansione digitale, la progettazione CAD-CAM o altri supporti tecnologici contribuiscono oggi a una maggiore precisione e controllo nel lavoro quotidiano?


"Le tecnologie digitali supportano il giudizio clinico migliorando precisione, comfort e predicibilità. La scansione digitale e la progettazione CAD-CAM permettono di realizzare dispositivi su misura con elevata accuratezza, aumentando l’affidabilità del risultato e il comfort per il paziente".


7. Nel suo lavoro ricorre spesso il concetto di equilibrio, inteso non solo in senso locale ma più generale. Quando indicato correttamente, come può un dispositivo come il bite inserirsi in una ricerca di equilibrio funzionale più ampia per il paziente?


"Il concetto di equilibrio non riguarda solo la bocca, ma l’intero sistema funzionale del paziente. Il bite, se correttamente indicato, può diventare uno strumento di supporto in un percorso di riequilibrio più ampio, favorendo un adattamento neuromuscolare più armonico".


8. Mi permetto di chiudere con una nota più personale. Chi opera nel mondo della salute sa quanto sia importante scegliere con attenzione a chi affidarsi come pazienti. Nel mio caso, oltre a conoscerla professionalmente, ho scelto di affidarmi a lei anche come sua paziente. Quanto ritiene che la fiducia reciproca tra medico e paziente incida sul buon esito di un percorso di cura?


"La fiducia è un elemento determinante nel successo di qualsiasi percorso di cura. Un paziente che si sente ascoltato e compreso partecipa in modo più consapevole al trattamento, contribuendo a un risultato clinico più stabile e duraturo".

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