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Segnalato da: laRepubblica, IlGiornale, Salute33, ForumSalute.it
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La rivoluzione diagnostica: dal pilastro clinico alla precisione strumentale

Continua il nostro percorso di conoscenza insieme al Dott. David Anselmo.


Negli ultimi anni la diagnosi dei Disturbi Temporo-Mandibolari ha vissuto una profonda trasformazione. Quella che per decenni è stata una valutazione quasi esclusivamente meccanica e occlusale si è evoluta in un approccio più ampio, integrato e centrato sul paziente. Oggi parlare di DTM significa affrontare un sistema complesso, in cui dolore, funzione, struttura e fattori psico-sociali si intrecciano in modo dinamico.


In questo secondo episodio approfondiamo proprio questa “rivoluzione diagnostica”: il passaggio dal solo pilastro clinico alla precisione strumentale, senza mai perdere di vista il ruolo centrale dell’anamnesi e dell’esame obiettivo. Roberta Sestito, insieme al Dott. David Anselmo, analizza come l’esperienza clinica, supportata da strumenti avanzati come imaging, monitoraggi muscolari ed esami funzionali, consenta oggi diagnosi più accurate e percorsi terapeutici realmente personalizzati. 


Un viaggio che parte dall’ascolto del paziente e arriva alla tecnologia, con un unico obiettivo: comprendere meglio il dolore per trattarlo in modo più efficace.




Bentornato Dottor Anselmo. Nel primo episodio abbiamo introdotto il tema dei Disturbi Temporo-Mandibolari; oggi entriamo nel cuore della diagnosi. Negli ultimi anni si parla spesso di una vera e propria “rivoluzione copernicana” nell’approccio ai DTM. Quali sono stati, secondo lei, i passaggi chiave che hanno realmente cambiato il modo di impostare la diagnosi e, di conseguenza, l’algoritmo terapeutico?



"Il cambiamento è stato epocale: siamo passati ad un approccio bio-psico-sociale. Ma è fondamentale ribadire: la diagnosi principale è e resta incentrata sull'anamnesi e l'esame obiettivo. Non ci focalizziamo sull'occlusione, ma sulla rilevazione dei dolori. L'esame obiettivo è duplice: si concentra sulla palpazione meticolosa dei muscoli per la dolorabilità, e parallelamente, sull'esame funzionale dell'articolazione (ATM). Quest'ultimo valuta la capacità di movimento mandibolare, misurando l'apertura massima, i movimenti di lateralità e di protrusione, verificando la simmetria del movimento e l'eventuale presenza di click o deviazioni. In questa fase, la sensazione di fine corsa (end feel) è fondamentale per stabilire la salute articolare e la presenza di limitazioni meccaniche. L'esame obiettivo usa strumenti clinici essenziali, come il pain drawing. Questo strumento è vitale non solo per localizzare i punti dolenti articolari e muscolari, ma anche per mappare e differenziare la comorbidità con algie atipiche come la Nevralgia di Arnold, le emicranie, la cefalea a grappolo o la muscolo-tensiva".
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Quindi l’esame clinico rimane il vero pilastro della diagnosi. A questo punto, però, viene spontanea la mia domanda: quando e come entrano in gioco gli strumenti diagnostici avanzati? Qual è il ruolo dell’imaging e dei sistemi di monitoraggio come l’Holter muscolare nel rendere la diagnosi sempre più precisa e personalizzata?



"Gli strumenti avanzati integrano e validano la diagnosi clinica. Sono fondamentali quando l'anamnesi suggerisce un danno strutturale o un sovraccarico non evidente.
​Usiamo l'imaging per avere un quadro completo: la Risonanza Magnetica (RM) è il nostro occhio sui tessuti molli e sui versamenti. È irrinunciabile per rilevare l'infiammazione acuta (es. versamento o edema midollare). La Tomografia Assiale Computerizzata (TAC), invece, è essenziale per la componente ossea: la usiamo per vedere in dettaglio i danni a livello articolare osseo e studiare le alterazioni del condilo. I due esami sono complementari e ci permettono di cambiare l'algoritmo terapeutico (es. artrocentesi precoce).

 

L'Holter della Muscolatura (come il Dear Bruxism) è vitale per l'oggettività, quantificando il sovraccarico parfunzionale. Inoltre, in casi selezionati, usiamo l'esame computerizzato alla poltrona, che ci fornisce la potenza massima del massetere (utile per individuare i pazienti ipertrofici e misurare i carichi masticatori su dentatura, bite o mascherine).
​Infine, l'Elettromiografia (EMG) ci dà informazioni sull'attività elettrica del muscolo per diagnosticare spasmo o affaticamento e monitorare l'efficacia del riequilibrio muscolare".
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Un approccio, quindi, in cui l’esperienza clinica resta centrale ma viene rafforzata da strumenti capaci di fornire dati oggettivi e misurabili. La ringrazio, Dottor Anselmo, per averci guidato attraverso questa evoluzione diagnostica. Nel prossimo episodio entreremo nel vivo delle strategie terapeutiche e delle opzioni di trattamento. 

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