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EPISODIO 3: TERAPIE DI FRONTIERA, NEUROSCIENZE E MULTIDISCIPLINARIETÀ REALE. Ne parliamo con il Dottor David Ansemo.

Eccoci giunti a questo terzo e ultimo episodio, dedicato al cuore della gestione del dolore: la terapia legata ai Disturbi Temporo Mandibolari.


A dialogare con il Dott. David Anselmo è Roberta Sestito, manager di Eccellenza Medica, network che riunisce professionisti selezionati per competenza, innovazione e visione clinica evoluta.


Il confronto nasce da una visione condivisa: superare la frammentazione delle cure e costruire percorsi realmente integrati, dove multidisciplinarietà, neuroscienze e minima invasività rappresentino una pratica concreta e coordinata attorno al paziente.


In questo episodio entriamo nel vivo delle strategie mini-invasive di prima linea, delle nuove frontiere farmacologiche e delle tecniche di neuromodulazione che stanno ridefinendo il trattamento del dolore muscolare, articolare e neurologico.


Dal modello integrato “Gnato System” — che combina placca di scarico, fisioterapia e terapia cognitivo-comportamentale — fino alle procedure di frontiera come l’artrocentesi e alle più avanzate strategie di modulazione centrale del dolore, esploriamo un approccio che guarda al futuro senza rinunciare al rigore scientifico.


Parleremo di stimolazione magnetica transcranica, neurofeedback, nuove terapie monoclonali per le cefalee e gestione dell’acufene, all’interno di una multidisciplinarietà reale, strutturata e coordinata.


Perché oggi la vera sfida non è soltanto trattare il sintomo, ma interrompere il circolo vizioso del dolore cronico attraverso diagnosi precoce, integrazione terapeutica e visione sistemica.




Bentornato Dottore per l'ultimo episodio: oggi parliamo di terapia. Quali sono le strategie mini-invasive di prima linea, e come si differenziano per trattare il dolore muscolare e quello articolare?


"Il metodo che adottiamo, che ho sintetizzato nel termine coniato da me "Gnato System" per significare l'integrazione delle varie procedure, è stato elaborato nel corso degli anni attraverso la mia formazione poliedrica e la frequentazione di diversi centri di eccellenza. Questo ci ha permesso di creare un approccio integrato, dove la base è la minima invasività reversibile. La prima linea è la combinazione di: Placca di scarico, Fisioterapia e Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Per l'articolazione acuta, il trattamento di frontiera è l'Artrocentesi (lavaggio + acido ialuronico). I farmaci sono supporti essenziali. Oltre a FANS e miorilassanti, lavoriamo sulla neuromodulazione centrale del dolore attraverso l'azione su vie recettoriali complesse. È importante sottolineare che in questi casi di dolore cronico con sensibilizzazione centrale, si usano farmaci che agiscono sulla Serotonina e Noradrenalina – tipici anche della terapia per depressione e ansia – e farmaci antiepilettici/anticonvulsivanti. Questi agiscono sulle vie GABA-ergiche e dopaminergiche per modulare il segnale del dolore e l'iper-sensibilizzazione. In collaborazione con i neurologi per le comorbilità cefalalgiche, utilizziamo anche le nuove frontiere farmacologiche, come i farmaci monoclonali che agiscono specificamente sul CGRP (Calcitonin Gene-Related Peptide). Per quanto riguarda le cefalee e i dolori neurologici, è cruciale sottolineare che le tempistiche per osservare risultati concreti e significativi si attestano oltre i 3-4 mesi di assunzione dei farmaci. Questo dimostra che il nostro sguardo è rivolto al futuro, integrando la farmacologia più avanzata per la gestione completa del dolore".


Lei ha accennato a terapie di frontiera basate sulle neuroscienze. Qual è l'esatto ruolo della Stimolazione Transcranica e del Neurofeedback nel trattamento di dolore e acufene?

"Il nostro approccio è clinico ma all'avanguardia. Per i casi più complessi, dove il sistema nervoso centrale si è sensibilizzato, utilizziamo metodiche di neuro-modulazione non farmacologica. La Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS, rTMS, Deep TMS) ha un elevato livello di evidenza scientifica per la modulazione del dolore cronico e di alcune forme di acufene. Ancora più mirato è l'uso del Neurofeedback (NF): questo training è fondamentale non solo per l'acufene e il dolore cronico, ma agisce direttamente sui meccanismi di mantenimento, ovvero l'ipervigilanza e l'ipersensibilità centrale. Il Neurofeedback, infatti, è specificamente utilizzato per l'apprendimento a defocalizzare l'attenzione dal sintomo e per trattare i problemi di iperacusia. È un apprendimento attivo che rompe il circolo vizioso neurologico. Altre tecniche, come la Stimolazione Sonora Pulsata (PTS), sono innovative ma con evidenze ancora in via di consolidamento".

E come si inseriscono tutte queste figure nel team multidisciplinare, che so essere il cuore della vostra filosofia?

"Si ha detto bene: la multidisciplinarietà è il cuore della nostra filosofia: è reale e materiale, realizzata sotto lo stesso tetto per garantire la massima integrazione. L'unica eccezione è l'approccio moderno: il primo colloquio psicologico (CBT) e le sessioni di Logopedia possono essere svolte anche online, connettendo i pazienti direttamente con i nostri professionisti di riferimento senza compromettere la qualità del servizio. Io, come Specialista in Dolore Oro-Facciale e direttore d'orchestra, coordino: Fisioterapista, Psicologo/CBT, Logopedista (per rieducazione, respirazione diaframmatica e tecniche di rilassamento come Mindfulness e Yoga), Osteopata e Optometrista (per Mindfulness e Yoga), Osteopata e Optometrista (per comorbidità con disturbi dei muscoli estrinseci dell'occhio e cefalee). Inoltre, la nostra strumentazione ci permette di analizzare le correlazioni complesse: trattiamo i disturbi dell'equilibrio (vertigini e sbandamenti) e gli Acufeni Somatosensoriali, supportati da pedane stabilometriche e dalle nuove tecnologie di neuro-modulazione".


In chiusura, un messaggio sulla precocità. È possibile recuperare la funzionalità anche in presenza di un danno articolare?

"La parola d'ordine è precocità. Mai sottovalutare un blocco mandibolare! Trascurarlo compromette il futuro funzionale. La buona notizia è che l'articolazione può e deve lavorare bene anche in assenza di disco, grazie alla formazione di un pseudo-disco, purché l'equilibrio sia ristabilito precocemente dallo specialista. La diagnosi precoce è l'unica strategia contro la cronicizzazione".

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